OK

Antica Osteria del Ponte, Cassinetta di Lugagnano MI

#
VOTO MEDIO
#
#
#
#
#
DI STEFANO CAFFARRI
VOTO
8.8
CONDIVIDI
#
#
#
#
#
INFORMAZIONI
NOMI ANTICA OSTERIA DEL PONTE
Chef SILVIO SALMOIRAGHI
Indirizzo Piazza Negri, 9 - Cassinetta di Lugagnano
Telefono 02 9420034
Orari di apertura Pranzo e cena
Giorno di chiusura Domenica e lunedì
Periodo di chiusura Variabile
E-Mail info@anticaosteriadelponte.it
Sito http://www.anticaosteriadelponte.it/
Piatto forte Piccione alla milanese
Prezzo tre piatti 50-80
Note Pietanze declamate a voce, "percorso" da concordare con il maitre.
SCOPRI DOV'É

Luogo pieno di fascino, ambiente romantico sul Naviglio. Cucina di grande classe e misura; secondo mercato, fresca e creativa


Nota: l’Antica Osteria del Ponte si trasferirà in una nuova sede a Milano; a partire dal  dal 1° di ottobre 2014 chiude quindi la sua storica sede di Cassinetta di Lugagnano.

Alcuni luoghi restano nella memoria dal tempo dei tempi, quando s'amava la grande cucina più per sentito dire che per doviziosa pratica: Cassinetta di Lugagnano è uno di questi.

Per mille anni via verità e vita della famiglia Santin, ha attraversato i mondi e le mode senza troppo scomporsi, ammantato di una eleganza misteriosa e di un tocco soberrimo nella comunicazione che oggi vale oro quanto pesa, nell'alluvione di telelustrini che ci ammorba.

Da novembre nelle segrete stanze dell'Osteria lavora Silvio Salmoiraghi, già raccontato e amato cuciniere de L'Acquerello di Fagnano Olona. E' una buona notizia, perché fa piacere che le opportunità le colgano anche quelli bravi e non solo quelli illuminati dalla luce dei riflettori.

Salmoiraghi ha una posizione precisa e coraggiosa, in ampia e controtendenza: niente menù da cui leggere vivande metronomiche dai nomi romanzeschi, lavorìo instancabile sul prodotto di mercato, misura e sapienza nelle costruzioni, architetture lineari del piatto ma rispettose di una cultura raffinata della presentazione. Insomma, all'Osteria si mangia benissimo, anche se oggi dovranno bastare le (indegne) parole dello scriba perché all'Osterie le fotografie sono romanticamente bandite.

Il pane nero di segale su cui spalmare il burro al parmigiano; i grissini; il "sushi vegetale"; lo sciatt di saraceno, fritto saggiamente; l'alice in foglia; la tartelletta fragrante sono il biglietto da visita di una cucina che coniuga l'eleganza di un valzer viennese con l'andantino del chachacha, e magari una punta, ma solo una punta di rock'n'roll, acrobatico solo nella vertigine di piacevolezza.

Per dire, lo storione in bianco ha delicatezza di nebbia nelle carni e forza di terra nel cavolfiore crudo, e la vellutosità dei mattini d'inverno nella crema; il "carpione" di mare ha la pungenza dell'agro ma si ritiene nelle dolcezze del gambero crudo. Poi veleggia nello squassante piacere ancestrale dello scampo fritto.

Saggezza anche nella contaminazione: i dim sum sono una interpretazione contemporanea di raviolo, sfoglia diafana, robusto ripieno di carciofi ferrosi e amaricanti, e fuori un brodo aromatizzato all'anice, seppur solo intuito.

Acchiappa l'idea del "Piccione alla milanese", con sorpresa. E' il petto panato e fritto come la più utopica delle costolette, rosa e pur cotta alla perfezione, in una frittura da Olimpiade della frittura. A fianco un altro inserto meticcio: una scaglia di filetto crudo, marinato nella senape in grani e condito di sola acciuga. E tutto ha un senso compiuto.

Antefatto al dessert un'oncia di crema di pistacchi e origano, frutta secca e grattugia di cioccolato bianco. Poi acconce freschezze nel gelato all'alloro, salsa al miele, miele caramellato e pere marinate. Non da meno la spelendida cioccolateria che regala un bignè allo zabajone preciso come una saetta e un paio di bon bon che scalfiscono il solito oblio in cui finiscono le mignardises alla fine del pranzo.

Cucina garbata, attenta al dettaglio, in cui trionfa il senso della misura. S'accompagna ad un servizio ben orchestrato, e ad una carta dei vini praticabile ma raramente ardita nelle scelte. Non un luogo popolare, per gli ottanta euri della degustazione e per la micragna delle porzioni che faranno levare alti lai a molti. Ma oggi l'Osteria è una delle tavole lombarde a cui è obbligatorio sedere, ogni tanto.

 

CONDIVIDI


COMMENTA


#