TerrAquilia, Lambrusco d'altura - Appunti di Gola

TerrAquilia, Lambrusco d’altura

Pubblicato il: 8 Giugno 2015

Argomenti: Produttori

Tags: , ,

Guiglia è un ridente paesino della provincia di Modena, direzione Sud, sulle propaggini dell’Appennino. Anzi, sui fianchi dell’Appennino, visto che veleggia a circa 500 metri d’altitudine.

Lassù, su quelle pendenze non sempre dolci e non sempre lievi Romano Mattioli ha preso campo ed ha impiantato i suoi filari. Ne conservo un ricordo chiaro, anche se è passata più di qualche settimana: non so se scorre Lambrusco nelle sue vene ma di certo una nuvola di idee sorregge il suo progetto enologico. Coltura rigorosa e non invasiva, fermentazioni naturali, tecnologia usata con saggezza – l’azienda è autosufficiente dal punto di vista energetico – ma soprattutto una visione molto chiara di ciò che finirà in bottiglia.

Ecco, il centro di tutto è la rifermentazione in bottiglia, il metodo che con un po’ di enfasi si chiama ancestrale. Ma non è nemmeno questa la cosa più interessante del tutto, anche se il recupero attualizzato delle vecchie tecniche da solo basta a giustificare l’attenzione. Più di tutto interessa e piace la convinzione che il Lambrusco può attendere, non solo i pochi mesi della ripresa di spuma, ma uno e due e più anni per convolare a giuste nozze con la maturità e la pienezza.

Fitti gli esperimenti in cantina, anche se allineati lungo due direttrici non equivocabili: la rifermentazione tradizionale in vetro a tappo raso, come una volta, e una tecnica leggermente più raffinata con una sboccatura a là volèe dopo 24 mesi di attesa. L’appassionato potrà perdersi nei dettagli con l’appassionato racconto di Romano Mattioli che ti guida nel turbine di etichette: dal TerreBianche, un frizzante di Trebbiano e Grechetto, al Falconero Zero, un Grasparossa con un saldo di Malbo Gentile a contenuto di solfiti irrisorio.

Ma il bicchiere che vorresti avere sempre in cantina, quello che apri quanto vuoi irrorare la tua cucina con un sorso spensierato ma non giulivo è proprio quel Falconero Riserva, atteso per oltre due anni, che oltre ad essere un manifesto di longevità per il lambrusco rifermentato è davvero un momento di sacra soddisfazione per il colto e per l’inclita.

Scuro, sanguigno, umbratile all’olfatto, terroso al sorso, grosso eppure vergato d’una sorta di asciutta eleganza rurale, questo Lambrusco ad Indicazione Geografica riassume la forza del vitigno e l’espressività del terreno, più complesso e più arcigno dell’ubertosa pianura ma ancora lieve. Ne è precursore e testimone la spuma potente, mai birrosa, sagace e svelta, di quelle che pizzicano il naso se hai fretta ma che lasciano spazio al vino, se osservate con calma e gesso.

Raccomandato.

 

  • terraquilia-04
  • terraquilia-02
  • terraquilia-05
  • terraquilia-03
  • terraquilia-06
  • terraquilia-07
  • terraquilia-08
  • terraquilia-09
  • terraquilia-10
  • terraquilia-11
  • terraquilia-12
  • terraquilia-13

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *