Pasqualino Rossi, Rind'u Ruot - Appunti di Gola

Pasqualino Rossi, Rind’u Ruot

Pubblicato il: 13 Febbraio 2017

Argomenti: Ritratti

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È l’Archistar che mi trascina in su per le antiche strade del Matese, lungo la drammatica Telesina: per arrivare al ridente paesello di Alvignano, dove esercita la nobile professione di Pizzaiuolo il Pasqualino Rossi, pizzeria Elite.

Perchè rida il ridente paesello di Alvignano è evidente al sopraggiungere nell’avita piazza, dove le luminescenti abat-jour che fendono il buio in temibile controfigura di lampioni ci strappano commenti irriferibili: ma la serata è tarda & piovosa, e l’insegna della pizzeria che andiamo cercando brilla e si fa vedere. Si parcheggia in strada, e le vetrine rimandano ambienti assai affollati. Non ostante siano le 2200 passate siam pieni in ogni ordine, tanto per dire il successo.

Dentro – illuminazione a parte – parrebbe d’essere più a New York che ad Avigliano, cuore profondo della provincia di Caserta: che anche il più benevolo dei commentatori non collocherebbe al crocevia del mondo d’oggi. Eppure Pasqualino Rossi ha saputo ritagliarsi una sua esclusività, pur nel solco di una proposta che accoglie il colto e l’inclita: fritti e pizze di varia genesi.

La particolarità di questo pizzaiuolo – anch’egli come di prammatica ritratto in melodrammatici bianchieneri alle pareti con tanto di nuvole di farina a mezz’aria – è l’Antica Pizza Rind’u Ruot’, che se ami le candenze campane ti vien voglia di scendere solo per sentirla pronunziare, quel dittongo che ti si gonfia in gola e resta lì appeso al desiderio ineluttabile di ficcare al più presto qualcosa di pizzesco tra le fauci. Fuor di metafora, una pizza diversa: spessa, con il bordo croccante cotta nella teglia. Di ferro, credo.

Con l’Archistar s’avvia il parlamento di cosa ordinare, atteso che tutto si vorrebbe ma tutto non si può. Allora sono fritti da smezzare: la frittatina di maccheroni, la montanara itself, la montanara con la confettura e il Conciato Romano di quel santuomo di Manuel Lombardi, che da sola vale il viaggio ed ha nome a parte, “sconciata“. Fuori scala anche il “calzoncino”, un boccone che farebbe pranzo e cena per la maggior parte di noi, saggio nel condimento e formidabile nella frittura.

Il momento della famosa pizza Rind’u Ruot: il menù ne offre diverse, si prende questa con pomodorini e pecorino. Sapore a bizzeffe, morso “diverso” e per certi versi spiazzante, facile similitudine ai “tegamini” tanto cari al nord. Più curiosa che memorabile.  Tutt’altra pasta – in tutti i sensi – la pizza convenzionale: morbidissima, cotta benissimo, condita altrettanto e senza maniacalismi, con un uso apprezzabilmente parco del sale e una resa finale da applaudire vigorosamente. Questa sì, è grande.

C’è birre di bevutella, le ragazze colorate sono sorridenti e leste e sguizzanti nella foresta di tavoli; i prezzi non soffrono di milanesità, il luogo è ameno e la pizza buona. Satis.

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