Musar, quello Giovane - Appunti di Gola

Musar, quello Giovane

Pubblicato il: 17 luglio 2018

Argomenti: Vino

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Musar non è solo un nome, non è solo un produttore: i suoi Chateau risuonano nella memoria degli appassionati come un unicum, qualcosa di irripetibile. Non solo perché vengono dal Libano, dove ti aspetteresti altro sulle piante che non grappoli di Cabernet, ma anche perché quei bordò levantini fanno la gara con quelli di Saint Emilion per compattezza, pregio e longevità.

Dunque se ti capita nel bicchiere un Musar Jeune, un bianco targato ’14 – questa è l’idea di giovane dei produttori della Valle della Bekaa – lasciati stupire. Dice, è una nuova linea – triple A, per intenderci – che sceglie di abbandonare barili e compagnia tonante per inneggiare alla semplicità di una viticultura più sana e più vera. Fino qui la retorica.

Ma quel vino giallo nel bicchiere, inopinatamente maritato con Viogner, Vermentino e Chardonnay – un sopracciglio te lo alza d’acchito: per il profumo, leggermente ossidato e carico di note reboanti di crema pasticcera, panettone, meringa, zucchero a velo, datteri e fichi secchi, e farebbe pensare addirittura a qualcosa di dolce. Non solo per quel sorso che invade il palato con l’impudenza del sale e la forza del tannino, scartavetrando le impressioni fino ad ora registrate con la decisione di improvvise ed inattese piccanze. Ma sorprende sopra tutto per la sua capacità di essere interminabile: la sua lussureggiante parabola di travolgente goduria non accenna a declinare nè dopo ore, nè dopo giorni. I successivi assaggi lo rilevano nella categoria degli Immortali.

Lo vuoi sul tavolo ricco di culatelli, prosciutti e soprasse. Non esiterai a mescerlo con arrosti di pesce, ma anche burrate e latticini freschi e robiole semistagionate.

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