Il Sottobosco di Cà de Noci, un vero non-lambrusco - Appunti di Gola

Il Sottobosco di Cà de Noci, un vero non-lambrusco

Pubblicato il: 6 Febbraio 2017

Argomenti: Vino

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Non si dovrebbe scrivere dei vini amati: come non si parla dell’innamorata, sempre la più bella. Non si dovrebbe scrivere di cose tanto sintonizzate da vibrare le stesse corde in simpatia. Eppure lo sto versando assieme ad una impegnativa seduta di tortelloterapia, e quindi mi autoassolvo.

Basta ascoltare il breve elenco delle uve schiacciate per riempire questo flacone: l’antipatico Montericco, l’antica Sgavetta, il Malbo e infine il più conosciuto Grasparossa. Per chi non conosce l’impresa dei Fratellis (Andrea e Giovanni Masini) si tratta di coltivare le uve con sapienza enologica contemporanea e mano antica, attenzione ossessiva, pazienza certosina. La vinificazione poi: quanto di meno invasivo si possa immaginare. Niente solfiti, per dire.

Il Sottobosco è rifermentato in bottiglia, la seconda fermentazione espressa senza infingimenti: il velo umbratile e terroso è conclamato, così evidente da essere un manifesto. Secchissimo, anche l’ultima ombra zuccherina esaurita e obliterata. In tutto questo, il profumo degli angoli d’ombra delle siepi, dei muri coperti da edere, dalle foglie più grasse del geranio è di chiarezza struggente. Il sorso, salato d’effervescenza, asciugato da tannini energici e nervosi, è una pratica di reggianità di rara trasparenza. Lo schiaffo acido arriva subito, schioccante come il gesto d’un asciugamano bagnato. Il finale si protende a lungo, vasto. La gioia è intensa, la bevuta gaudiosa, la terra urla, il cuore batte, l’occhio si fa molle. Viva!

sottobosco 14 cà de noci - 05 copia

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