Il Sabato del Villaggio | La differenza fondamentale tra gli impallinati di tutto il mondo e i fissati dell'Alta Ristorazione - Appunti di Gola

Il Sabato del Villaggio | La differenza fondamentale tra gli impallinati di tutto il mondo e i fissati dell’Alta Ristorazione

Pubblicato il: 22 Aprile 2017

Argomenti: Il Sabato del Villaggio, Produttori

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Mentre attendevo il lento e nervoso trascorrere della prossima ora in una delle interminabili code lamieristiche tra Melegnano e la vita come la conosciamo, mi sovvenivano le ultime conversazioni con gli appassionati di una qualsiasi delle cinquanta materie in cui sono ferrato. E non potevo non notare una sostanziale differenza con i contemporanei corifei della cosiddetta “alta ristorazione”. Per comodità provo a schematizzare i principali flussi di pensiero.

Impallinato di indie-rock. Ascolta solo vinili da 900g in tiratura limitata d’importazione, citando a memoria gruppi sconosciuti dell’Essex o dell’Idaho, preferibilmente se il cantante è morto prima dei trent’anni. Conversazione tipo “Certo, i Devastant Sons of John Kennedy hanno dato il meglio di sè nel demo registrato su un otto piste a cassette che ho avuto in regalo dalla fidanzata del cugino del tecnico luci, ma anche il primo albo non era male. Un po’ come se i Queen of The Stone Age avessero incontrato gli Eagles of Death Metal a Pizza hut ed avessero deciso di fare un disco con Sufjan Stevens

Impallinato di Cinema. Vede solo film di registi dissidenti macedoni sottotitolati in swahili, citando a memoria pellicole sconosciute, preferibilmente se il regista è stato deportato in oscuri campi di concentramento in Kamchatka. Conversazione tipo “Certo Kubizo Salnikatrava ha dato il meglio di sè con una pellicola di 12 ore girata con una mdp 8mm amatoriale che ho avuto in regalo dall’autista del fonico, ma anche il primo film non era male. Un po’ come un Kaurismaki in astinenza da acidi avesse incontrato Ferreri umbriaco di Lambrusco a casa di Ėjzenštejn.”

Impallinato di vino. Beve solo vini di vignaiuoli periurbani dopolavoristi con produzioni artigianali al di sotto delle mille bottiglie, citando a memoria vitigni autoctoni georgiani sconosciuti, meglio se il vignaiuolo è assente dalla vita sociale. Conversazione tipo “Certo Emore Tantumergo ha dato il meglio di sè quando vinificava il Bistrattino in purezza in damigiane di recupero nel laboratorio della madre bustaia che ebbi in regalo dall’amante segreta del potatore, ma anche l’ultimo Capotondo da 120 viti di Piccolino Giallo non sono male. Un po’ come se prendessi il Tazzelenghe lo facessi vinificare da Walter de Battè nella cantina di Francesco Guccione, ma nell’Imereti”

Impallinato di cibo. Mangia solo prodotti a km0 di agricoltori arcadisti con produzioni limitatissime, citando a memoria varietà dimenticate o sconsociute, meglio se l’agricoltore giace dimenticato in galera per aver devastato un McDonald’s. Conversazione tipo: “Certo Rubens Badodi ha raggiunto la perfezione con le prime produzioni di Zucchina Violetta del Jacaranda, di cui ebbi un piccolo assaggio dal trattorista che portava il letame di quaglia con cui concimava le prese, ma anche l’ultima varietà di Pomidoro Azzurri del Podestà non sono male. Un po’ come un piennolo coltivato a Pachino ma irrigato con le acque del Latemar e maturato sulle pendici del vulcano del Pinatubo

Impallinato di Alta Ristorazione. Parla solo di ristoranti “Bistellati, Tristellati e addirittura Monostellati” citando a memoria tutti gli chef delle ultime 12 edizioni della Guida Pneumatica, meglio se per nome proprio e se lo chef passa frequentemente in TV. Conversazione tipo “Certo Carletto ha dato il meglio di sè quando cucinava in un sottoscala a Venanzio sul Rubicone, anche se ora quando io, Luciano, Enzo, Paolo e Antonio andiamo in via Hugo il livello è stellato*. Un po’ come Massimo e Igles si trovassero con Moreno e Mauro a tavola con Gennarino e Niko, con Alain a dare consigli e Renè a fare il resto sotto la supervisione di Ferran.”.

La variante è dunque che se il normale impallinato trova valore nella rarità e nella scarsità delle sue esclusive conoscenze, il fissato di Alta Ristorazione deve paventarne l’abbondanza: chiunque ne incontri uno si prepari a guardare la collezione di cartoline in cui sentirà citare Fulvio e Paolo, il Trigabolo e Cantarelli, e tutto il lungo elenco di luoghi visitati e l’infinita teoria dei piatti che swiperà dal suo iPhone 11. L’abbondanza è la cifra e non la sua scarsità: tranne nelle pozioni, che per l’amor diddio dovranno essere piccole. Da Nouvelle Cousine**

NdA.: lo so, che è stellare, ma l’ho scritto apposta.
NdA.: lo so che è cuisine, ma sto celiando.

 

 

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