Il Prosecco Asolo Extra Brut di Bele Casel, quello secco. - Appunti di Gola

Il Prosecco Asolo Extra Brut di Bele Casel, quello secco.

Pubblicato il: 20 Dicembre 2015

Argomenti: Vino

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Luca Ferraro è una di quelle conoscenze rarefatte ma schiette a cui non si resiste alla tentazione di affibbiare l’etichetta di amicizia. Ci si vede poco, e si condividono rari pensieri e fotogrammi: ma l’amicizia non è cosa da misurare con il regolo calcolatore, e un sottile tratto di spago unisce più che dividere, di qua e di là della Padanìa, una cosa che attraversa gli anni. Si fa difficile dunque parlare dei suoi vini: che se ti piacciono è un amico e non puoi dirne troppo bene, e se non ti piacciono è un amico e non puoi dirne troppo male.

Qui la faccenda si fa complicata, perché Luca e la sua famiglia fanno Prosecco, che è l’ambito in cui più raramente trovo il mio benessere vinoico: anzi, più spesso faccio le facce di quelli infelici dopo l’assaggio molle, dolce, piegato, telefonato, femminesco, ingentilito, indulgente. In sintesi: lofi.

Allora verso questo extrabrut dalla DOCG Asolo Prosecco Superiore ricordando il giuoco dei Serbatoy, quando a legioni guardammo assaggiamo e ficcanasammo le basi da Prosecco “convenzionale”, quello charmat. Perchè i Ferraro fanno anche una versione seminale di Colfòndo rifermentato in bottiglia che nel cuor mi sta.

Lo verso e spuma svelto, eburneo e sfuggente. Profuma forte, con le mele rosse delizia in primo piano e il corredo delle frutta bianche al seguito, più torvo sul finale. Profuma di pomeriggi di domenica con i bimbi che pedalano sulle macchinine a pedali e gnocchi fritti e salami tagliati spessi, e gente che ride forte e si accende sigare fumate dentro il palmo della mano, i giovani che si sbottonano la giacca e le signore che si sfilano una scarpa, a volte due. Profuma di gente che lavora di bestia ma ogni tanto si ferma a guardarsi attorno, e pur con i lombi fessi sorride perché ha fatto qualcosa. Profumo di fatica ripagata.

Lo assaggio e trasecolo: secco asciutto teso fumigante di effervescenze, gaudente a ingollarlo lontano da stucchevolezze. Un sorso agile e nervosetto, che si chiude sulla virgola asprina – no, non è citrino – e sulla tensione salata che allunga ma non troppo.

Vorrei esperire ancora questo Prosecco desertico, ma la bottiglia è finita.

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