Dersett, cucina confortevole in Milano - Appunti di Gola

Dersett, cucina confortevole in Milano

Pubblicato il: 24 gennaio 2018

Argomenti: Tavole

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C’è una fascia di ristorazione “orgogliosamente commerciale” – per rubare la folgorante definizione di Tunde Pecsvari, vulcanica imprenditice magiaro-meneghina – che viene sistematicamente snobbata, maltrattata e a tratti disprezzata dai più ferventi appassionati gurmè. Non raramente a ragione, anche se tra i vituperati “acchiappaturisti” e chi cerca di portare avanti il mestiere dell’Oste con onesta linearità ci sono mille sfumature. Tutto questo per dire che il locali di questa fascia in realtà sono una maggioranza, e che ignorarli è una scelta che priva il lettore e l’utente di informazioni, lasciandoli nelle grinfie dei social autonomisti con risultati non sempre commendevoli.

Ecco allora che varco la soglia del Dersett – in milanese Diciassette, come il civico su Gian Galeazzo su cui aggettano le vetrine – con attenzione rilassata, giovata anche dal piglio del Maestro di Cerimonia in sala che attende sulla porta come un vecchio amico, e dai toni chiari e le luci tranquille. In carta piatti di “cucina confortevole“, locuzione vagamente ambigua con cui con degnazione spesso si definisce quel tipo di piatti che ti mangi senza troppe fisime, in compagnia, senza ostentare un tomo di Paracelso sul tavolo e un Bignamino del Brillat-Savarin nel taschino. Cioè, quello che il 99% delle persone vorrebbero, possibilmente senza subire grassazioni alla cassa.

Allora chiami le patate fritte, vere vere, da intingere in due salsine che deogratia non sono la controfigura di quelle del fast-food all’angolo; oppure le praline “cacio e pepe” che proprio di quello son fatte e fritte.

La carta è altrettanto disimpegnata, priva di vincoli schematici c0m’è: i piatti sono elencati lasciando da parte le convenzionali classificazioni – antipasti, primi, secondi – e sospingono l’affamato avventore verso una scelta decompressa: ad esempio una monumentale porzione di broccoli arriminati – con il pan grattato – che avvolgono una copiosa matassa di maccheroni alla chitarra, punto di cottura “milanese”, la colatura di burrata a biancheggiare con misura.

L’anatra è disossata, comoda da azzannare, e accompagnata da un bel crostino di fegatelli: bella spazzolata di sapore, carni succose, salse ben orchestrate. Tra i dolci una nonnesca sbrisolona accompagnata da crema spumosa.

Il servizio è amorevolmente asciutto: i vini sono raccolti una lista che privilegia etichette rassicuranti e proposti al calice su lavagnetta “viaggiante” con prezzi plausibili. Il conto finale s’argina al di sotto del limite psicologico dei 50 euri, pur satolli.

Dersett
Viale Gian Galeazzo 17 – Milano
02 8408 4787
dersett.it

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