Da Mino, in riva al mar. - Appunti di Gola

Da Mino, in riva al mar.

Pubblicato il: 9 Luglio 2017

Argomenti: Tavole

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Mando dei messaggi a Franzeus, il mio amico con le chiavi della città di Riccione anche se è di Reggio. Mi sciorina tre o quattro posti così, fino a giungere a Mino: uno sgabbiotto sulla spiaggia al confine tra Riccione e Misano che fa un rustica cucina di pesce, alla mano assai. Sono qui con il pargolo per una manifestazione sportiva, sono malvestito e sudato e fa caldo, quindi va ben.

Parcheggiare si parcheggia: cercando, in Slovenia da una parte, sul Gargano dall’altra si trova posto sullo stradone che costeggia la spiaggia. Saranno 200 metri di litorale, che sotto il feroce sole di mezzodì diventano 30 kilometri. Raggiungo “Da Mino” appena prima di collassare in preda alla disidratazione, colpo di calore, secchezza delle fauci. Mi accascio sul ballatoio dove sono disposti alcuni tavoli, vista sul Bagno Speranza. Mino – o un ragazzone lungo lungo che ne impersona lo spirito – viene al tavolo con gran cortesia e sorrisi al seguito: mi mette in mano un foglio con le proposte gastronomiche, ampie va senza dire per soddisfare il bimbetto matriarcale che mangia le penne al pomodoro ma senza le bucce o il filetto ben cotto, il signore largo di petto che di fa due giri di primo, o la giaguara occhiali a mosca che prende una birretta e una pozione camionistica di patate fritte.

Ma c’è anche quello che mi preme, e chiamo una succosa “pepata” di cozze, come consiglia Mino, classica: olio prezzemolo e aglio. Miracolosamente, in dosi misuratissime. Poi lo spaghetto mandato in tavola con le poverazze, le saporite vongole dell’Adriatico, piccole e noiosette da sgusciare ma sincere e generose. Cottura al punto, quanità alluvionale, bella presenza e gusto spesso. Con una pasta nobile sarebbe anche uscito un bel piatto.

A volerne c’è anche qualche bottiglia di Verdicchio, per i solitarii viaggiatori al bicchiere: legno dipinto di bianco, ombrelloni, luce abbagliante tutto incluso. Il vongolame vien via per 12 – o forse 14, la memoria è labile – e per una pranzo ne spendi trenta. Pochi o tanti, qui è bello, grazie Franzeus per la dritta.

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