Ciàtu, alito delle Terre Sicane - Appunti di Gola

Ciàtu, alito delle Terre Sicane

Pubblicato il: 5 Luglio 2016

Argomenti: Vino

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Nessun vezzo si è risparmiato Marilena Barbera nel preparare questa pozione d’uva: lo spago e il bindello, la ceralacca, l’etichetta scritta a mano. La scelta del nome: in lingua sicana ciàtu è il fiato, l’alito che è anche spirito e respiro. Non a caso parte del ricavato dei pochi flacon di questo rosso andrà in beneficenza.

Uve Alicante, forte traccia della lunga e imperiosa dominazione spagnola dalle parti di Menfi: la ripopolazione del luogo fu ottenuta grazie alla concessione promessa ai contadini convenuti nella nuova città di piantare la vite: che era pane e companatico, e pure fonte di legna da riscaldamento.

Pure la trasmutazione del frutto in vino s’ottiene per vie dirette: bandite filtrazioni, chiarifica, stabilizzazioni, si va con la fermentazione spontanea, le botti di lungo uso, il vetro. E il vino lo testimonia: maturo, tondo, penetrante.

Ha questo colore di sangue venoso, profumo poderoso di frutti rossi, la lama piccante dell’alcol, e quel sipario finale di tendaggi di velluto delle case vecchie. S’assaggia e dice di tannini nervosi, di roba gracchiante tra i denti, di un finale largo che arranca verso il termine, lontanissimo. Eppure resta sottile, scosso da un colpo di frusta acido – ma non astringente – che spazza il sorso dopo che l’hai avuto.

Da il meglio di sè qualche ora dopo l’apertura, con capretti a rosto, formaggi di pecora stagionati, maiali allo spiede.

ciatu barbera - 13 copia

Un commento a Ciàtu, alito delle Terre Sicane

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