Carlo Alberto Borsarini, e la Lumira - Appunti di Gola

Carlo Alberto Borsarini, e la Lumira

Pubblicato il: 23 Maggio 2017

Argomenti: Tavole

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C’è questo ingresso da hotel anni ’60, che ti rassicura. Poi c’è questo andito ampio e luminoso, che ti rassicura. Poi dagli altoparlanti escono gli Smiths di Shoplifters, e mi rassicura. Poi Concetta gira attorno al tavolo con grazia, e mi sento rassicurato, poi “Borsa” zompa fuori dalla cucina con la sua miglior espressione da David Bowie in vacanza e ti parla delle cose nel menù ad un tono di poco superiore al sussurro, e mi rassicura.

la Lumira è dunque un brodo ristretto di rassicurazioni ancora prima di cominciare, e cioè un “consommè” rassicurante, se mi si passa il tremendo gioco di parole. Da allungare i piedi sotto al tavolo e godere dei nomi dei piatti che raccontano ciò che rappresentano senza algoritmi impervi; bere un bicchiere dalla carta farcita di sorpresine; farsi sedurre dalle porzioni di misura equa, calibrate di giustezza. Poi certo, c’è Life on Mars, ma anche il cuoco castelfranchino ogni tanto ama scartellare e divertirsi con le sue passioni.

Piatti pieni di sapore, diritti, senza fronzoli: se son tigelle – o crescentine che dir si voglia, che sappian di tigelle; se è parmigiana, che abbia tutti i suoi colori; se sono tortellini, che brillino di pasta soda e di ripieno intenso – alla bolognese, con la carne cruda, la mortadella e il prosciutto – e con un brodo con tutte le stelle al loro posto. Se non ravioli che siano fitti e vellutati; se è carne, che sia condotta al punto giusto di cottura, volatile o quadrupere poco importa; se è la torta nera, che sia accompagnata da quella bella spuma gialla da mille calorie, come dev’essere.

Poi c’è la barretta con il simbolo rosso e blu del Duca Bianco, un omaggio di Carlo Alberto a questo sterminato artista: con garbo e senza protervia nè presunzione. Anzi, quasi amore.

T’alzi piuttosto felice da La Lumira: nessuna ansia da prestazione, nessuna preterinterpretazione, nessuna analisi logica e del periodo. Roba buona fatta bene, con piccoli momenti d’irriverenza in cui la misura e il garbo sono trama e ordito. Tanto basta, nevvero.

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