Armani Bologna, forma e sostanza. - Appunti di Gola

Armani Bologna, forma e sostanza.

Una di quelle giornate di settembre in cui ti svegli in Norvegia e pranzi in Nordafrica: ti vesti a cipolla ma non basta, perché comunque basta una passeggiata lesta a trasformare la tua grisaglia in una controfigura della sindone. Io e Luke Skywalker arriviamo paonazzi all’appuntamento sotto la Galleria in Bologna, e guardiamo non senza un certo timore non solo reverenziale i logos di Armani del negozio e, non proprio accosto, del caffè-bistrò-ristò. Eppure la presenza di due capitani di lungo corso quali Alessio (in cucina) e Mattia Malaguti garantisce un buon ripieno di sostanza nello sbrilluccicante mondo dello stylist più stiloso: il tempo dei piatti inconsistenti e dell’ostentazione parrebbero confinati nel registro della memoria.

Il locale è governato dalla modalità visuale tutta Armani: le luci puntuali sui tavoli (dove la disposizione coincide), la curiosa abside in fondo alla sala, l’apparecchiatura in cui il minimo dettaglio è curato fino all’ossessione. Per fortuna, ce ne accorgiamo subito dopo esserci incastrati nel tavolinettino, anche in tavola: non solo per il vezzo dell’acqua Armani, scelta la fonte ed il (piacevole) grado di effervescenza. Pani di produzione propria – salvo qualche piccola integrazione con un rinomato forno locale. La “giardiniera“, per dire, è un piatto molto bello, affabile e colorato ma anche con un carattere deciso soprattutto nella parte più quotidiana, le belle verdure croccanti e gradevolmente agrodolci. Sotto la sabbia nera, ineluttabilmente nera di seppia.

La cucina t’accoglie con due bocconi non privi di ispirazione petroniana: la spuma di mortadella, ormai un classico di botturiana memoria, e un caprino delicatamente agrumato. Rincorre la stagione il piatto di zucca in due maniere, cialda e crema, con i funghetti e la burrata, ingrediente d’obbligo per Armani, e nei vincoli appare il più prevedibile della serie: precede quella sorta di signature dish del cuoco ferrarese che è il bignè al tartufo, oggi particolarmente morbido fors’anche per la tendenza di chi scrive e del compagno d’avventure a dilungarsi in infinite chiacchiere.

Omaggia una certa idea di cucina “sofisticata” il tagliolino alle ortiche con gli scampi: per la verità più una chitarrina, realizzata maison, in bella cottura con il crostaceo protagonista di un breve incontro con la fiamma, integro e candido. Anche il risotto ha una prescrizione “corporate” ma ciò non pare scalfirne il pregio: un signor risotto bianco – con il centro giallo zafferano quasi pare un uovo all’occhio di bue nel piatto nero – che paventa una manteca di prim’ordine, vellutata senza essere spumosa. Giusto una introduzione al piatto più riuscito, una tagliatella “di” porcini, cioè ottenuta impostando la polvere porcini: un piatto fatto di niente ma dalla comunicativa formidabile, con il fungo sospinto sulla papilla da una leggera fonduta di parmigiano e una goccia d’olio. Buonissimo.

Di grande successo il polpo arrosto, piatto popolare e di sicura presa, mente tra i dolci sfolgora una insalata di frutta e verdura impreziosita da una emulsione d’olio d’oliva e una pallina di freschezza gelata ai frutti di bosco.

Una brigata attiva e muscolosa, che segue il lungo orario d’apertura: la cucina del ristorante infatti supporta con differenti modalita il caffè, in cui si può addentare qualcosa praticamente ad ogni ora del dì e della notte. In sala il polso fermo e l’occhio veloce di Mattia governa i giovani che evoluiscono tra i tavoli, mentre nella lista dei vini inevitabile la prevalenza di solide etichette commerciali. Qualche rarità tra le righe, piccola concessione alla passione per la ricerca di Mattia.

Il progetto ambisce a diventare un punto di riferimento per una sosta in centro, la vicina piazza Maggiore che suggerisce modalità flessibili e soprattutto accessibili: si spende secondo appetito, da pochi euri per un piatto freddo ai 50/60 di un menù più composito. La possanza del brand non soverchia la cucina, e grazie alla contagiosa simpatia dei fratelli Malaguti ciò è bene, molto.

  • armani bologna - 0001
  • armani bologna - 0002
  • armani bologna - 0003
  • armani bologna - 0004
  • armani bologna - 0005
  • armani bologna - 0006
  • armani bologna - 0007
  • armani bologna - 0008
  • armani bologna - 0009
  • armani bologna - 0010
  • armani bologna - 0011
  • armani bologna - 0012
  • armani bologna - 0013
  • armani bologna - 0014
  • armani bologna - 0015
  • armani bologna - 0016
  • armani bologna - 0017
  • armani bologna - 0018
  • armani bologna - 0019
  • armani bologna - 0020
  • armani bologna - 0021
  • armani bologna - 0022
  • armani bologna - 0023
  • armani bologna - 0024
  • armani bologna - 0025
  • armani bologna - 0026
  • armani bologna - 0027
  • armani bologna - 0028
  • armani bologna - 0029
  • armani bologna - 0030

Un commento a Armani Bologna, forma e sostanza.

  1. Luca Bonacini ha detto:

    Una fotografia dell’esperienza, nitida come poche, che condivido e sottoscrivo,
    e non avrei potuto descrivere meglio…
    Caf for President 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *