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Interviste | Natalino Crognaletti

Data pubblicazione 10.06.2013
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VOTO MEDIO
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DI FRANCESCO ANNIBALI
Interviste | Natalino Crognaletti
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E’ davvero raro imbattersi in una persona trasparente come Natalino Crognaletti, interprete del Verdicchio a Montecarotto. Ci troviamo sulla riva sinistra dell’Esino, dunque il settore più a nord della denominazione dei Castelli di Jesi. Per quanto mi riguarda, Natalino in questo momento è probabilmente il produttore più ispirato di tutto il suo territorio: dal 2004 compreso ad oggi, nella sua Fattoria San Lorenzo non ha imbottigliato Verdicchio meno che ottimi. Ricchi, carnosi a tratti, buonissimi da giovani e molto longevi, terribilmente caratteriali ma formalmente impeccabili. Natalino eccelle sia nei vini “di frutta” (il “di Gino”), sia in quelli “di territorio” (il classico e il classico superiore, che sostano rispettivamente 15 e 24 mesi sui lieviti).

Un po’ di tempo fa ipotizzai per il Verdicchio di Jesi una mega distinzione tra vini della riva destra dell’Esino, più sapidi e verticali, e quelli della riva sinistra, più larghi e floreali

E’ una ipotesi di suddivisione che non è più valida, almeno in linea generale. Tutte queste annate caldissime hanno provocato una forte omogeneizzazione organolettica, da Apiro a Corinaldo. La distinzione nel bicchiere la puoi sentire ancora solo nelle annate fresche e piovose. Il fattore decisivo in quel caso è che nel sud della denominazione il brutto tempo proviene dall’Appennino, qui da noi invece dal mare. Quando piove da noi raramente succede anche giù, e viceversa.

L’omogeneizzazione di cui parli potrebbe essere stata causata anche dalla riduzione del numero di cloni usati?

A dire il vero non lo so. Io mi faccio la selezione massale, mi reimpianto la roba mia, come fa Bucci. Ma non lo escludo: lo sai che la Regione ti aiuta economicamente se le barbatelle le compri, mentre se ti fai i reimpianti dentro casa tua no? La politica sta distruggendo la biodiversità, c’è poco da fare.

E se i termini biologico, biodinamico, eccetera fossero solo nomi nuovi che si riferiscono a pratiche convenzionali pre-industrializzazione?

Plausibile. I contadini di una volta erano in tutto e per tutto bio. La selezione massale per loro era consuetudine. Solo che non usavano quella terminologia. Poi è arrivata la agricoltura industriale. Ma se ha preso piede la colpa è solo nostra: abbiamo preteso di fare i contadini senza sgobbare, e in nome di questa presunzione abbiamo massacrato la campagna.

Con queste annate bollenti portate uve sempre meno acide in cantina, in un periodo nel quale gli appassionati pretendono vini sempre più freschi e con sempre meno solforosa

Questo è un problema. La soluzione non è solo raccogliere prima o fare vendemmie scalari, ma anche stare un pò alti di volatile. La volatile non è solo quella cattiva, di origine batterica, figlia di uve ammaccate o di cantine sporche, che dà smalto e aceto. Ce n’è anche una che definirei benigna, che dà freschezza, balsamico, spinta al palato. Ma devi saperci lavorare. Non è facile, ma se lo sai fare a livello organolettico ti sostituisce il malico. Il problema anche qui è la burocrazia: in commissione di degustazione per l’ottenimento della doc, il San Lorenzo 1997 [strepitosa selezione di Verdicchio venduta dopo 10 anni, ndr] fu bocciato perché valutato ruvido al naso e torbido alla vista. Mi dissero che avevo dimenticato di fare la chiarifica, e che avrei fatto bene ad affidarmi ad un enologo. Devo commentare?

Tieni il Verdicchio sui lieviti per tanto tempo, anche anni, ma non vinifichi in rosso

Il verdicchio è un vitigno troppo amaro per la vinificazione in rosso. E poi la vinificazione in rosso tende ad omologare i vini bianchi. I lieviti invece a mio parere danno struttura e ne amplificano i pregi. E poi, se porto dei bellissimi lieviti in cantina, spiegami per quale motivo li dovrei eliminare. Li mescolo alla massa vinosa col bastone, e li lascio digerire senza fretta. I lieviti per il Verdicchio sono anche meglio del legno. Così come è molto meglio il cemento dell’acciaio. Col cemento il vino respira, e non travaso mai. In pratica sono tornato a fare quello che si faceva 40 anni fa, solo lavorando più pulito.

Problemi?

In Italia riscuotere. Perché lo Stato non chiude le partite iva di chi non paga? Perché permette la costituzione di società dentro altre società, le famose scatole cinesi, fatte apposta per gettare fumo negli occhi? Ma lo sai quante fregature passano? Per fortuna l’estero va bene. Da quest’anno non farò più riserva: all’estero identificano la riserva con la barrique, e io non ci sto. Ma se la burocrazia continuerà a tartassarmi farò solo vini da tavola. Non ho nessuna intenzione di passare giornate intere a compilare questionari.

Quanto ti fa arrabbiare la consapevolezza che in Friuli uno come te venderebbe al doppio del prezzo?

Per nulla! Io adoro le Marche.

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