OK

Il Sabato del Villaggio | Uomini che odiano i clienti

Data pubblicazione 25.05.2013
VOTO MEDIO
#
#
#
#
#
CONDIVIDI
#
A volte mi sembra di sognare. Oppure di stare in quei cabaret anni settanta della RAI in bianco e nero, dove si dava una visione moderatamente grottesca - ma particolarmente esatta - dell'italianità. Poi capitano episodi che ti gettano in uno sconforto così profondo che serva la batisfera per indagarne gli abissi, per rendersi conto che l'ultima immagine che un Giapponese si porta a casa - ma anche un Russo, o un Americano, o un altro Italiano - può essere un terremoto per tutti gli altri noi. Già, perché vale la pena di ricordare uno di quei bei giuochi di parole che va tanto di moda stampigliare sui muri di Fazzabù: prima o poi, gli altri siamo noi.

Poi mi dicono che sono diventato vecchio, nervoso e intollerante. Mettiamola così: mi impermalosisco quando sono trattato come io non tratterei nessuno. O quasi.

Sono a Trani. C'è il Duomo romanico più bello d'Italia: e quindi del mondo. Un vero messaggio al cielo. Il dito del campanile è puntato verso Lassù: le finestre lo alleggeriscono verso l'alto, fino alla pentafore leggere come voli di pietra. Mi aggiro con il mio mille millimetri, a cercare frammenti di luce da portare via. Sono le 1225. Ho l'aereo alle 1500. Ci sta un panino.

Cerco in giro. C'è pieno di locali, ma niente pizzaltaglio, paninoteche, ecceteroteche. Trattorie a josa: qui c'è scritto piatti tipici, salumi locali. Si chiama Cacciainferno, o Cacciadiavolo, o Caccingrosso, poi me lo dimenticherò. Entro, con lo zainetto e le pèdule da passeggio urbano, e dico: Ho mezz'ora, e non più di mezz'ora. Un piatto di quei piatti lì me lo fate? Il cameriere mi alluviona di sorrisi e dice Macèrto, si sieda. Mi siedo, in ansia. L'aereo, come tutte le cose ad orario anelastico, mi danno ansia. Ci sono cinquanta chilometri per Palese, ho mezz'ora e non più di mezz'ora. Il cameriere sorridente viene a declamare i "Piatti tipici": Spaghetti Al Pomodoro, Spaghetti Pomodoro e Basilico, Spaghetti Pomodoro Basilico e Mozzarella. Aspetto il tipico, che puntuale arriva: "La specialità locale, gli Spaghetti alla Sangiovannese". Vale, celò, compro. Nel frattempo ho visto "Tagliere di salumi". Chiedo, nell'attesa, due fette di salume di qui. Dice, Sì! Certo!. Poi chiedo un bicchiere di Vino Bianco. Sì! Certo!

Primo atto. Il Sorridente torna sorridendo e mi dice "Mi spiace, ma il fornitore non mi ha ancora portato il vino bianco." Trasecolo, lui sorride moltissimo: "Poi sa, il vino bianco è buono fresco, arriva caldo... non glielo posso servire." Ritrasecolo e resto in attesa dei miei salumi. In effetti qualche dubbio che non sarebbe stata una cosa piacevole nè rapida avrebbe dovuto prendermi quando ho visto passare alcuni energumeni a cavallo con le doppiette e i cani da caccia, accompagnati dal suono di corni. Infatti il tagliere arriva ben venti minuti dopo, venti minuti dei trenta a mia disposizione. Per un tagliere. Di salumi locali. Su cui faceva mostra di sé un bel ventaglio di mortadella. La Famosa Mortadella di Trani. Abbondante, non c'è che dire.

Abbozzo. Tanto tra un minuto arriva lo spago, perchè poi devo andare. A 32 minuti mi alzo e vado dal Sorridente e gli dico: Guardi che devo andare, la mezz'ora è scaduta. Il Sorridente mi sorride e dice Stanno uscendo.

Ho controllato: "Stanno uscendo" nella lingua italiana è una perifrasi aspettuale, cioè che "sottolinea la contemporaneità dell'evento". Quindi mi accoccolo nervosamente sulla mia sedia che sta diventando di fuoco (non conosco la strada, chilometri, devo fare rifornimento, ritornare l'autonoleggio eccetera) e immagino la contemporaneità dell'evento, cioè il piatto di spaghetti che "stanno uscendo" e mi inseguono alla mensa. Immagino male. Trascorrono altri 15 minuti - che segnano l'esiziale confine tra salire sul volatile e non farlo - e mi rialzo. Il Sorridente dice Sono pronti! e mi guarda. Mi faccia il conto, dico, velocemente, per cortesia, sono un quarto d'ora oltre il tempo massimo. Va in cucina e mi porge il piatto, Ma sono pronti! Dico, Mi dica il conto che vado via. Mi fa il conto, mi fa pagare solo il Tagliere di Famosi e Tipici Salumi Locali. 12 Pleuri. Ne ho 15, mi dice "Ha due euri". Lo guardo, sibilo Tengalrèsto, e vado. Ho preso l'aereo facendomi chiamare all'altopallante.

Mi immagino il Giapponese, il Tedesco o l'Americano a cui capitasse un episodio del genere. Cosa penserebbe, non di Cacciabriscola, ma degli Italiani. E mi impermalosisco.

Così come mi impermalosisco quando ascolto un produttore di vino del Sud, che organizza pranzi di cucina casalinga nel cortile della cantina: cucina la mamma, la brava mamma di cucina casalinga. Che cucina cosa da mamma casalinga: buone, perbacco. Riceve una mail dagli ospiti giapponesi: "Il pranzo in cantina da te è stato il migliore che abbiamo fatto in Italia". Peccato che fossero stati 15 giorni in Sicilia e sulla Costiera Amalfitana, due delle più straordinarie, impagabili, irripetibili eccellenze gastronomiche no italiane, mondiali. E mi domando in quante Osteria Cacciapapaveri li hanno infilati.

COMMENTA

LEGGI ANCHE

Leggi tutto
#