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Il Sabato del Villaggio | Rivoluzione. Gastronomica. Prossima. Ventura.

Data pubblicazione 22.03.2014
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Dilaga il nuovo: i luoghi di ristoro specializzati sono la tendenza metropolitana del momento. Hamburgherie, Friggitorie, Tortellerie. Paninerie, Polpetterie, Spaghetterie. Roba da non credere: prosciutterie, salamerie, salsiccerie. Il rassicurante menù monoprodotto, il costo predefinito, l'obliterazione dell'imbarazzo della scelta sono il viatico per le creperie, rigatonerie, cioccolaterie.

Ma la nuova, formidabile idea sta dilagando con la forza dello tsunami, con la velocità del tornado, con l'estensione del ghibli. Da New York a Pechino, la nuova moda si chiama "Pizzeria".

Le pizzerie sono dilagate per l'orbe terracqueo come un diluvio: già ora ne vedi per tutti i luoghi. Ne esistono di due tipi: quelle tradizionali, con i tavoli fitti fitti, le sedie di paglia e le fotografie di Abbastanza Important Person alle pareti, per altro verso ricoperte di perlinato e/o mattoni faccia-a-vista in eleganti serigrafie bicolori. Oppure quelle contemporanee, che sono uguali a quelle tradizionali ma senza tovaglia, e con lampade di design finlandese al posto dei neon a soffitto. Le pizzerie contemporanee hanno alle pareti romantiche fotografie in bianco e nero di mani callose e infarinate o nonni baffuti appoggiati a pale di legno sbreccate, strumenti di lavoro vintage e sacchi di farina da mille chili che nessuno vede più in giro.

Nelle pizzerie si mangiano due cibi. Il cosiddetto "antipastino di mare", facoltativo, e la pizza, che invece è obbligatoria. La pizza è un disco di pasta di acqua e farina, a volte anche lievitato, che viene poi condito e passato al forno per una rapida cottura. Anche sul condimento ci sono due scuole di pensiero: la prima, quella delle "pizzerie pizzerie", prevede lo spargimento di una mano di vernice al minio sul detto disco, aggiunto di un  insaccato di composto poliuretanico al sapore di formaggio. La seconda invece, è la categoria delle "pizzerie gurmè".

Parlare delle pizzerie gurmè richiede un'analisi più ampia. Questa seconda tipologia infatti sottende la presenza del "pizzaiuolo", un operatore gastronomico altamente specializzato e  di grande talento, che conduce una vita da rockstar: gira con una scorta, si muove con l'elicottero, e cuoce le sue pizze in forno a legna da centomila watt, luci stroboscopiche e impianto del ghiaccio secco. La seconda cosa indispensabile per le pizzerie gurmè sono i nomi esoterici e gli ingredienti misteriosi: invece della "prosciutto e funghi" troverai "nero dei Nebrodi 36 mesi e mazze di tamburo alla moda di una volta"; al posto della siciliana la "novella cipolla di San Colombano leggermente caramellata allo zucchero di fava d'Aronne".

La terza cosa decisiva per la pizzeria gurmè è la tifoseria. La tifoseria pizzaiuola è la più sanguigna: intere contrade si schierano a favore di Pasquale Sciannimanico, e contro Odoardo De Pasquale, spesso con un curioso incrocio di cori e caustici sfottò.

Il contagio da pizzeria è così virulento che molti locali hanno dovuto istituire un servizio di sicurezza per selezionare gli avventori: in genere sono ammessi in pizzeria solo coloro i quali possono dimostrare di avere a loro carico #centomila assaggi certificati dal CIAP [Comitato Italiano Assaggiatori Pizza]. Questa decisione sta creando non pochi problemi di affluenza in quanto essendo il fenomeno delle pizzerie del tutto nuovo e il CIAP una entusiastica ma giovine start-up, nessuno avrebbe raggiunto i #centomila assaggi e dunque nessuno potrebbe essere ammesso. Indesiderabile effetto collaterale di tutto ciò è un verminoso commercio sottobanco di falsi certificati del CIAP.

Le pizzerie curiosamente hanno nomi che inneggiano alla napoletanità: si sprecano Bella Napoli, Vesuvio e Tuorn'a Surriento; Capri, Golfo e La Costiera. Il fenomeno è probabilmente dovuto all'infondata convinzione che la pizza abbia origini partenopee, quando ormai è scientificamente provato che l'inventore invece sia il cinese Peo Tse Dong, corrotto nella parlata anglosassone in Pi-zè. Pare infatti che l'intraprendente personaggio abbia offerto il disco di pasta al forno già a Marco Polo nel suo famoso viaggio. Ma su questo non marginale aspetto i filologi gli storici e gli odontoiatri stanno ancora accapigliandosi.

Immagine: Deviant Art by Iryvan 

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