Così dopo il carpaccio di manzo, nato in seguito al successo di una mostra veneziana dedicata al suo grande pittore, sono nati gli altri di pesce, di verdura, di frutta.
Il Cucchiaio d’Argento offre al palato dei suoi visitatori il sapore crudo dei primi due. Crudo per modo di dire. Le misture delle marinate, le salse senapate, i meravigliosi succhi degli agrumi, le stillanti particelle di zenzero provvedono a “cuocere”, o meglio a ingentilire quel vago sapore primordiale che i cibi di oggi ancora conservano.
Fino a ieri, cioè fino a prima del sushi, si può dire che il crudo in Italia era il piacere di pochi e che le ricette più conosciute fossero in pratica limitate alla “tartare” e, appunto, al “Carpaccio Cipriani”.
Dopo il sushi, la conversione globale al pesce crudo conta ora migliaia di adepti anche italiani. Un gusto che ha sedotto il palato anche di chi giurava che non l’avrebbe mai provato.