L’uva? È già un gioco inconsapevole mangiarla.
C’è, infatti, chi pilucca il grappolo cominciando dal basso, chi parte dall’alto, mentre altri piluccano qua e là. E chi s’intende di cose della psiche trae da ogni procedimento indicazioni per inquadrare la personalità del soggetto in questione.
È, invece, un gioco inventato per i bambini quello d’invitarli a staccare a uno a uno i bei chicchi dal grappolo loro assegnato e, alla fine, vince chi nel suo piatto ne conta di più. E poi c’è l’uva con l’acino doppio che porterebbe fortuna a colui o a colei che lo trova.
Ma l’uva non è soltanto un gioco, è addirittura una festa. Quella della vendemmia durante la quale si balla, si canta, si crolla esausti dalla fatica, storditi dai vapori del mosto, confusi dalla luce del sole, sfiniti dal continuo pigiare. Il tutto al ritmo di organetti e fisarmoniche che non concedono tregua.
Un rito che per gioco, sebbene ridimensionato, si ripete ancora oggi che a pigiare le uve provvedono grandi braccia meccaniche.
E poi c’è l’uva da pasto e l’uva da vino. L’uva, bianca o nera, da sempre trionfa a tavola nelle alzate di frutta ma, unita ad altri ingredienti, rende gradevoli anche dolci e pietanze.
Come confermano le ricette che Il Cucchiaio d’Argento ha selezionato per voi. Agli appassionati ad oltranza resta pur sempre la “dieta dell’uva”.