Da più di tre secoli il domestico volatile è l’ospite fisso e ricercato della tavola addobbata per quel famoso “Giorno del Ringraziamento”, Thanksgiving Day, che gli Stati Uniti festeggiano dal 1863 (quando il presidente Abramo Lincoln la proclamò festa nazionale), ogni anno l’ultimo giovedì di novembre.
Se non gli mettessero i bastoni fra la “ ruota” il tacchino avrebbe tutte le ragioni di allargare a ventaglio le belle penne della coda e di pavoneggiarsi per tanto onore. Ma il fatto è che la sua presenza è richiesta in versione arrosto, ripiena di pane e di castagne, contornata da una sontuosa salsa di regaglie e in tante altre versioni. D’altra parte l’occasione è importante, si tratta di un anniversario storico: quello dello sbarco sulle coste americane del Mayflower , il vascello inglese che nel 1620 portò il primo gruppo di emigranti dall’Europa nel Nuovo Continente dove riuscirono a convivere in pace con le popolazioni locali.
Come e dove nasce questo compassato volatile che esterna alla compagna il suo amore facendo la “ruota” e accentuando il rosso dei bargigli che sono il suo onor del mento? Si può dire senz’altro che nasca americano, esploratori come Colombo e Cortés ebbero occasione d’incontrarlo allo stato selvaggio nei loro viaggi. Comunque, quando a bordo dei galeoni spagnoli, il tacchino arrivò in Europa, conquistò di slancio il Vecchio Continente e l’attenzione crescente dei cuochi meravigliati dalla bontà e dall’ottima resa della sua carne.
“ospite fisso e ricercato della tavola addobbata per il famoso Giorno del Ringraziamento”
Diventato prodotto d’allevamento, di selezione in selezione il tacchino fu “rivisitato”: da magro e selvatico che era fu trasformato in grasso e domestico, tanto che oggi alcuni esemplari sono grandi il doppio e anche più dei loro antenati. E crescono anche in fretta con gli attuali sistemi d’allevamento, in cinque mesi si mettono a punto maschi di 14-15 chili e femmine di 7-8 e, tra queste ultime, la più prelibata è la tacchina di tre mesi.
Se negli Stati Uniti è diventato il piatto d’obbligo nel Giorno del Ringraziamento in Europa, Italia compresa, è diventata la pietanza di gala nel giorno di Natale dove arriva a tavola dorato e infiocchettato. Ma sotto altra veste, suddiviso in varie parti cucinate in tanti modi, ormai fa parte dei nostri gusti quotidiani. Ecco, alcune ricette che Il Cucchiaio d’Argento propone ai suoi visitatori.
Cotto e mangiato: ediamo quali attenzioni richiede la tipicità della sua carne.
Preferisce il fuoco dolce, detesta le alte temperature
La carne va protetta prima della cottura con spennellature d’olio o velata con fettine di pancetta.
Deve cuocere i primi 45 minuti girato su un fianco e poi sull’altro in modo che il petto non venga a contatto col recipiente.
Durante la cottura spruzzarlo spesso con il suo sugo e, se non ve ne fosse abbastanza, supplire con acqua calda.
Appena la pelle diventa dorata coprirla con foglii d’ d’alluminio.
La cottura richiede circa 40 minuti per ogni chilo, una temperatura di 220° per la prima ora e di 180° nelle successive.
Fra i ripieni classici segnaliamo quello di sole castagne; di prugne e salsiccia; di mollica di pane, sedano, carota e salsiccia.