Orecchie lunghe, coda corta (quasi un pon pon), taglia mini o maxi a seconda della razza.
La gastronomia celebra la tenera carne del coniglio con decine e decine di ricette che privilegiano gustose soluzioni a “spezzatino” variamente aromatizzate, mentre altre propongono preparazioni più elaborate con dichiarate e riconosciute note di sapidità. Inoltre la nostra cucina regionale, dal nord al sud, è generosa di suggerimenti quanto mai piacevoli al palato. Resta il fatto che la carne di coniglio ha una delicatezza tutta sua, quasi una dolcezza a cui giova lo sposalizio con le erbette odorose dei nostri orti, dal timo alla salvia, dal rosmarino al dragoncello, dall’alloro alla pimpinella.
Ai nostri giorni, sempre più rari i conigli selvatici che hanno una carne saporita e profumata perché vivendo nei boschi si nutrono di erbe aromatiche, c’è grande disponibilità di quelli d’allevamento e pare che il sistema italiano sia tra i migliori d’Europa. Dunque, più attenzione alla carne di coniglio che, fra l’altro, ha il vantaggio di essere poco grassa e facilmente digeribile.

Dunque, più attenzione alla carne di coniglio che, fra l’altro, ha il vantaggio di essere poco grassa e facilmente digeribile
”Abbiamo all’inizio accennato agli “spezzatini”: ecco, allora, fra le ricette che Il Cucchiaio d’Argento propone ai suo visitatori, una possibile scelta tra coniglio marinato all’aceto (resta immerso per due ore in una soluzione d’acqua e aceto in pari quantità) e poi cotto in casseruola con alloro, prezzemolo e olio e uno spruzzo di vino. Ecco, un maxi spezzatino (il coniglio è diviso solo in quattro parti) rinvigorito da una salsa che unisce ai fegatini dell’animale quelli del pollo e una spessa fetta di salame. Ecco, il piemontese coniglio ai peperoni, gustoso spezzatino da servire con polenta.
Quanto alle ricette un po’ più impegnative, iniziamo con il coniglio alle mele, prima lardellato con il rigatino (pancetta tesa), poi farcito con una dadolata di renette, quindi marinato in vino bianco con l’aggiunta a sorpresa di uno spruzzo di Vin Santo e, alla fine cotto con gli odori in casseruola: è davvero una bontà. Sempre sull’impegnativo, il coniglio arrotolato con la ventresca e le striscioline di frittata, marinato per una notte e poi cotto in casseruola. E anche da considerare il coniglio dei Nebrodi in agrodolce, una specialità siciliana che vuole lo spezzatino marinato in acqua e aceto, poi dorato in padella, poi insaporito con un trito di sedano e cipolla, poi con i sottaceti, le mele e le nocciole e, alla fine, con la necessaria velatura di zucchero diluito nell’aceto tiepido.
Chiudiamo l’elogio del coniglio con due varianti: quella cosiddetta in porchetta e un’insalata.
Nel primo caso si tratta di un rotolo impreziosito da una farcia di ciauscolo (salume morbido marchigiano), prosciutto, fegatino e finocchietto, rosolato in teglia e quindi portato a cottura in forno. Nel secondo, di una delicata insalata tiepida che vede le cosce sfilettate del coniglio prima insaporite con alloro, carota, sedano e cipolla e poi mescolate con insalatina mista, peperone a filetti, patate e fagiolini, il tutto condito con una vinaigrette d’olio, succo di limone e sale. Davvero una ricetta dal sapore gentile.