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Cacciatori, Cartosio AL

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VOTO MEDIO
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DI FABRIZIO ROYCH
Fabrizio-Roych
VOTO
7.5
Cacciatori, Cartosio AL
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INFORMAZIONI
NOMI RISTORANTE CACCIATORI
Chef FEDERICA ROSSINI
Indirizzo via Moreno, 30 - Cartosio
Telefono 0144.40123
Orari di apertura Dal venerdì al martedì, pranzo e cena. È gradita la prenotazione.
Giorno di chiusura Mercoledì e giovedì, tranne festivi.
Periodo di chiusura Variabile
E-Mail info@cacciatoricartosio.com
Sito http://www.cacciatoricartosio.com
Piatto forte Tagliolini pomodoro, prezzemolo e aglio; giardiniera con ventresca di tonno: coniglio olive e pinoli
Prezzo tre piatti 35-50
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Un ristorante che non ha rinunciato alla cucina locale tradizionale, ma che ha anche saputo sfrondarla fino all'osso, portarla alla sua preziosa essenza


Anche questo è Piemonte, e per i beninformati, il prossimo exploit turistico e culturale accadrà proprio qua. Il Monferrato sono anni che tentano di lanciarlo, mostrando il verde, il vino, decantando genuinità e bellezza ancora selvagge. Almeno a confronto con le Langhe, il cugino che ha fatto fortuna e che ha già una sua mitologia dettagliata. Si vedrà, ma volendo capire cosa ha e avrà da offrire sul lato gastronomico, la cassaforte con i metri campione la tengono al ristorante Cacciatori.

Nel corpo a corpo con la tradizione, la famiglia Milano ha scelto di non fare a cornate con la modernità. Invece che accettare commistioni ha preso le sue valli e le ha sfrondate fino all'osso, fino a miracolosi tagliolini pomodoro, prezzemolo e aglio. Dove il pomodoro è la formidabile conserva estiva della casa. Come la giardiniera, servita con ventresca di tonno: acido con grasso, non s'improvvisa niente. Il coniglio olive e pinoli, che di tradizionale ha il nome e l'aspetto, nel corpo e nel gusto segna un nuovo standard. Il segreto, a sentire la cuoca, sarebbe la materia prima di fornitori limitrofi, coltivatori, allevatori, piccolissimi e fedelissimi. E il forno. La stufa è a legna per davvero, per scelta tecnica e non per fascinazione nei confronti di vecchi aggeggi. Non è quel tipo d’osteria.

Eh sì, il menu è sempre più o meno quello, ma l'offerta è di una tale compostezza, espressa con una precisione gentile, non strillata, che si assiste volentieri alla sola scoperta del territorio. In un viaggio in cui non ci si prona all’aderenza maniacale alle ricette classiche. Solo, si rischia di lasciarsi sfuggire la grandezza di questa cucina, distratti dalla sua arcigna semplicità.

Servizio cortese, casalingo, e sornione. S'invita a stimolare la chiacchiera per scoprire ironia e cultura del patron Massimo Milano, solo in sala, e della moglie Federica, sola in cucina. Conto sui 40 euro, da rimpolpare pescando nella carta dei vini di stampo Piemontese, con licenze.

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