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Antica Osteria Magenes

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VOTO MEDIO
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DI STEFANO CAFFARRI
stefano-caffarri
VOTO
8.0
Antica Osteria Magenes
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INFORMAZIONI
NOMI ANTICA OSTERIA MAGENES
Chef DARIO GUIDI
Indirizzo Via Cavour, 7 - Altre città
Piatto forte

risotto zucca e liquirizia, fegato e cachi, udon ai tre brodi

Prezzo tre piatti 35-50
Prezzo degustazione 35-50
Visitato in data 27.10.2015
Accetta carta di credito SI
Parcheggio SI
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Alle porte di Milano un luogo dove convivono concretezza e voglia di fare, con un pizzico di goliardia. Eccellente rapporto soldi/felicità

 

Il Locale

Si arriva con l'auto, attraverso le risaie, su strade e stradette provinciali. Barate è disperso nella landa, ma la Casa dei Magenes è un porto confortevole in cui attraccare. Rinnovata nel layout con una sala vetrata che ha dilatato gli spazi, l'Osteria vive della missione di famiglia: ristorare i viandanti.

La cucina

La cucina saldamente nelle mani di Dario, la sala e la cantina governate da Diego: ecco il tandem targato Guidi. Nata con Mariella - cuoca e madre dei DD Bros. - ora l'Osteria ha preso il volo con una proposta spumeggiante, con pochi condizionamenti e una spiccata personalità. Territorio non rinnegato ma neppure elevato a via verità e vita, amore per le escursioni nell'estremo, brio e vitalità, colori diretti e accesi, amore anche per l'effetto scenico e per l'esibizione tecnica, ma con misura.

I piatti

Diversi i menù, tra cui "Il Gioco" appalta allo chef l'intera esecuzione della serata. Batteria di appetizer non priva di valenza scenografica, in cui Dario Guidi non ha paura di accostare milza e mango, l'oliva (finta) e il campari croccante. Per spazzolare la papilla una foglia d'agrume, un piccolo frammento asprigno: l'ambiente in cui ci si muove è proprio quello governato dai fulmini acidi, che stanno nel cuore del giovine cuoco.

Territorio non dimenticato: la lingua salmistrata vale il viaggio e l'eventuale nebbia, il piccolo gnocco fritto di canapa pure. Effervescente l'ostrica, forzata in una sfera di zucchero e affiancata da aria di mele verdi. La polvere di caffè conforta gli spigoli.

Bellissimo il piatto di cachi "asciugati" e scorzonera, con il fegato lavorato al brandy trasmutato in una castagna nel suo riccio. La ciotola di polentina di popcorn, di lamelle di castagne a ricordo del tartufo, sferificato a caviale. Tecniche note in una composizione di autunnale e veridica terrosità.

Proditorio l'attacco al palato da parte della zuppetta di lenticchie e scampi, travolta da un bisque decisa e fomentata da quelle pere - saggiamente indietro di maturazione - e da quei lapilli di cioccolato: piatto di devastante appagamento. Almeno quanto il meritorio assaggio dei filoni, materia ingiustamente dimenticata, accompagnati da patate e cacao. Lime sottotraccia ad allungare generosamente il morso, appena un granello di sale in più nel totale.

La lumaca è marinata nel tè affumicato - prevedibilmente, Lapsang Souchong - e adagiata su una vichyssoise densa e forte, conchiusa in una gabbia di friarelli fritti e croccanti. Scherzosamente concreto il "sasso", in realtà una cipolla che racchiude il baccalà. Il brodo di cipolla chiude il cerchio di sapidità e dolcezza.

Gli gnocchi di limone naturale sono soffici e scioglievoli, impreziositi da un brodo di mazzancolle e da mandorle salate; gli udon di tre colori portano memorie orientali tra carote, cavolo viola e barbabietola, ancora trafitti dalla vena acida che trattiene il sapore a lungo.

Tra le pietanze il controfiletto di manzo trova quartiere nella salsa di aglio galiziano, potente e gentile allo stesso tempo ma schiettamente definita, mentre in chiusura potrai aspettarti un risotto. Realizzazione tutt'altro che scolastica di un risotto alla zucca insaporito dall'acciuga e delimitato da quella goccia di liquirizia in sottofondo.

Tra i dolci, che sono dessert di cucina, ecco un predessert rinfrescante e un dolce di puro azzardo: cioccolato bianco e bottarga. A seguire una raffinata gourmandise.


La cantina

Diego ama il vino e si dedica a scoprire e promuovere piccole realtà: quindi di fianco alle etichette must-have ecco una serie di cose e cosine che possono lenire la curiosità: in Italia tutta, con accenti sull'Oltrepò "diverso" e sul Piemonte "possibile". In Francia, con la ricerca personalissima di flacons plausibili nel prezzo ed appaganti all'assaggio. Possibilità di abbinamenti al bicchiere, serviti con il gusto dell'insolito.

Il servizio

Ritmato, regolare, asciutto nella sostanza e carezzevole nella forma. Prezioso il contributo della cucina che non mostra pause, valido il sostegno delle stoviglie che colorano la tavola. Esaurienti le spiegazioni ai piatti, appassionate quelle dei vini. Cartellini onestissimi.

Il conto

Composizioni articolate da 35 a 55 euro, per ben otto portate a sorpresa. Il rapporto tra appagamento e conto è di grande valore. Addizione comunque educatissima.



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