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Tortine di cipolle caramellate

Tortine di cipolle caramellate
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    dosi per 4 persone
  •  
    esecuzione media
  •  
    preparazione 45 min. + 30 min. di riposo
  •  
    cottura 30 min.
  •  
    calorie 806

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Ingredienti

Per la pasta:
250 g di farina
125 g di burro
1 cucchiaio di panna acida.
Per il ripieno:
800 g di cipolle gialle
150 g di zucchero scuro
60 ml di aceto balsamico
olio
sale
pepe


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Procedimento

1
Setacciate la farina, unite il burro tagliato a dadini e impastate fino a quando il composto si sbriciola. Disponetelo a fontana, versate al centro la panna acida e poca acqua, quanta ne basta per ottenere un impasto liscio, formate una palla e ponete in frigo per trenta minuti.

Stendete la pasta, ritagliatela a dischetti e con questi foderate gli stampini imburrati, ricopriteli con carta da forno, riempiteli con un po’ di fagioli secchi e cuocete a 180° per dieci minuti. Ritirate, eliminate i fagioli e la carta, ponete di nuovo in forno per altri dieci minuti o fino a quando la pasta diventa di un bel colore dorato. Ritirate e lasciate raffreddare.

In un tegame scaldate due cucchiai d’olio, aggiungete le cipolle a fettine e, mescolandole, lasciatele dorare. Spolverizzate lo zucchero e fate caramellare.

Ritirate, eliminate l’olio in eccesso, ponete ancora sul fuoco, spruzzate le cipolle con l’aceto balsamico, insaporitele con sale e pepe. Dopo cinque-dieci minuti ritirate. Riempite le tortine con le cipolle caramellate.


 

Per saperne di più

Letteratura “…L’occhio del capitano distrettuale cominciava col carezzare la tenera falda di grasso che incorniciava l’enorme pezzo di carne, poi i vari piattini dov’erano adagiate le verdure, le barbabietole di un viola brillante, i severi spinaci di un verde intenso, la gaia e chiara insalata, il crudo biancore del ramolaccio, l’ovale perfetto delle patate novelle che nuotavano nel burro fuso e facevano pensare a graziosi giocattolini. Lui intratteneva singolari rapporti con le vivande. Era come se mangiasse le parti essenziali con gli occhi, il suo senso estetico divorava innanzi tutto la sostanza intima dei cibi, in un certo modo la loro anima…”.
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