Calano volteggiando leggere sull’intreccio dorato dei tajarin bianche lamelle di tartufo, planano sulla setosa morbidezza della fonduta, si adagiano sui chicchi mantecati dei risotti, palpitano quelle nere nella cremosa spuma d’uova delle più profumate frittate!
Che bel mangiare è il cibo col tartufo! Eppure, per molti intenditori il tartufo è solo un profumo, un profumo che non assomiglia a nessuno degli altri che la natura ci pone sotto il naso. Un profumo strano, debole e insieme acuto, avvolgente eppure sfuggente. “Sentirlo”, secondo alcuni, è pura suggestione. Non esageriamo, perché è proprio il profumo del tartufo a portare i ricercatori sulle sue tracce, a guidarli verso i suoi nascondigli rivelando così la sua presenza ancor prima di mostrarsi.
Un profumo che, però, varia da specie a specie a seconda della pianta che il tartufo ha eletto a sua dimora (la quercia è in assoluto la favorita) e dalla quale trae la clorofilla necessaria al sua crescita. A coloro che di tartufi poco s’intendono ricordiamo che i tartufi migliori si raccolgono proprio in questa stagione autunnale e che le due specie più pregiate e importanti sono il Tuber magnatum Pico o tartufo bianco e il Tuber melanosporumi o tartufo nero. E tengano pure a mente che i “neri” si cuociono e i “bianchi” no. Però, entrambi, sono cari come l’oro, però si acquista un mito!
Infine, la suggestione del tartufo è stata tale da ispirare i maestri pasticcieri che trasformano virtualmente il cioccolato in tartufini, torte e cakes tartufati, naturalmente, più che profumati.