Doof, l'altra faccia del Food - Appunti di Gola

Doof, l’altra faccia del Food

Pubblicato il: 16 luglio 2017

Argomenti: Notizie

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Già leggendo la ragione sociale di questo avvenimento si intuiscono le intenzioni del gruppo di lavoro che Valerio M.Visintin si è costruito attorno: vedere, guardare ma soprattutto mostrare le cose del “food” da punto di vista diverso. A chi scrive è toccato in sorte di partecipare – indegnamente – ad un “panel”, come oggi si chiamano le tavole rotonde, dedicato alla critica gastronomica. Al tavolo, oltre al Moderatore Mascherato, il sagace Iaccarino e una preparatissima e puntuale Sara Bonamini atterrata qui dal Gambero Rosso, a raccontarci una verità: il critico gastronomico è un mestiere da ricchi.

In una situazione del genere l’autocelebrazione dell’estensore è dietro l’angolo: per starne alla larga mi sono fatto aiutare proprio dal Nostromo Nero, che ha bonariamente voluto rispondere a qualche domanda: ciononostante non ha risparmiato allo scriba la perculatio maxima.

Valerio, ho partecipato a DOOF e mi sono pure divertito, ma non certo di aver capito che cos’è. Me lo potresti spiegare?

R.

Difficile riassumere Doof con un’etichetta senza inciampare in formule usurate e stinte: movimento, spazio, territorio e così via. Diciamo che  quello svoltosi il 24 giugno Doof è stato un punto di incontro per parlare di quei temi cruciali legati alla ristorazione, che i media nascondono sotto il tappeto per non rovinare il giocattolo del food. Da settembre, continueremo su questa strada.  Con altre iniziative targate Doof.

Altra domanda, questa anche più importante: quale obiettivo concreto si pone DOOF, e con quali aspettative?

R.

Vogliamo aprire un varco alla verità dei fatti. Siamo stufi dello “storytelling” fiabesco che riempie carta e web. Esistono altri punti di vista, più concreti e sinceri. Ci sono molte altre realtà, buone e cattive, al di là dei gesti bianchi degli chef d’alto bordo.

Ho visto tanto pubblico, considerata la calura. Qual è stata la risposta all’evento (e mi scuso per la parola) e che tipo di uditori ha avuto?

R.

Abbiamo calcolato un’affluenza complessiva di circa 250 persone nell’arco della giornata. Che non sono poche, considerando la data impervia e il caldo mortale. Ma siamo fieri anche dell’eco che Doof ha riscosso prima e dopo il 24 giugno. E. non di meno, siamo felici dagli ottimi numeri registrati dal nostro sito, sul quale hanno scritto studenti universitari, che aspirano a diventare cronisti in questo settore.

Quali sono stati i “panel” più seguiti e più “partecipati”?

R.

Ovvio. Certamente quello sulla critica gastronomica, benedetto dalla presenza di un certo Stefano Caffarri. Ma sono andati benone anche gli altri. Ed evidentemente abbiamo smosso qualcosa. Basti vedere il polverone che si è immediatamente sollevato sulla questione delle influencer.

Non ti chiederò dove sta andando la critica gastronomica perché sarebbe come alzare il pallone a Zaitzev senza la rete. Mi interessa invece sapere se hai portato a casa qualche sensazione dal pubblico, e se sì, quale.

R.

Indignazione. Le persone sane si indignano davanti alle pessime abitudini dei critici gastronomici. Quelle malsane si indignano perché abbiamo rivelato le pessime abitudini dei critici gastronomici.

Tutta questa voglia di bel tempo andato, e la capacità del tempo moderno di consumare i termini. Dopo territorio, tradizione e innovazione, quanto tempo ci metterà la bulimia del web a fagocitare anche “la nonna”?

R. 

La nonna è un feticcio altamente evocativo, perché riferito a una realtà in carne, ossa e dentiera. Le altre parole d’ordine del food sono più vaghe e aleatorie. Quindi, maggiormente esposte al rischio di estinzione. Niente paura, però: se ne inventeranno altre non meno fesse e inutili per cercare di riempire con valori postumi un contenitore che suona vuoto.

 

NdA.:Al termine dell’intervista ci corre l’obbligo, per onestà intellettuale, di svelare il mistero: la figura antropomorfa vestita di nero presente il 24 giugno a Doof in realtà non era il Visintin “itself”, ma uno degli androidi che il giornalista milanese possiede e manda in giro al suo posto: nessun essere umano infatti avrebbe potuto sopravvivere 12 ore a quelle temperature con uno scafandro nero dalla testa ai piè. Rassegnatevi dunque: non avete fotografato altro che un simulacro.

IL folto uditorio di Doof a Milano, il 24 giugno

IL folto uditorio di Doof a Milano, il 24 giugno

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