Casa di Mare, il mare a Forlì - Appunti di Gola

Casa di Mare, il mare a Forlì

Pubblicato il: 16 giugno 2017

Argomenti: Tavole

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Forum Livii, e la via Emilia che l’attraversa. Una città che finisce nel cono d’ombra del post-fascismo, oscurata dagli schermi: eppure porta motivi di interesse legati proprio al suo essere stata la città del Duce: grande e imperdonabile colpa, pare, condivisa dalla corrente razionalista dell’architettura che a sua volta sconta la contiguità con il regime, non ostante abbia prodotto alcune delle più interessanti proposte del secolo.

Allora mi fermo a Forlì, a premere il bottone della fotocamera per portare via qualche frammento, e non rinuncio all’idea di varcare la soglia della Casa di Mare. Certo, il gancio è il novissimo sodalizio tra il più energetico e commentato someliè, Luca Gardini, e due cuochi di lungo corso, i fratelli Leoni, che qui hanno piantato le tende per un progetto di cucina marinara ab-ovo, nella logica no-frills no-thrills. Del resto incrociando Marcello Leoni, dopo cena, proprio sulla porta, scopri l’essenza di questo progetto: prendi il pesce, lo lavori poco, lo metti nel piatto senza curarti troppo del bàito mediatico, facendo cura del benessere dell’avventore, che la gara a cronometro per chi arriva prima non è più di comune interesse.

Del resto nell’Osteria ai bordi del complesso di San Domenico è così che vanno le cose: scegli vini umani da una carta che è stata pensata per essere bevuta – complimenti alla sobrietà – senza elucubrazioni: chi s’aspetta fuochi d’artificio, troverà meno che fiammelle, anzi, etichette di stretta osservanza commerciale. Nella carta piatti accessibili, dal nome comprensibile, presentati con cura ma senza derive estetizzanti, e in porzioni cospicue. Con pesci che da soli fanno metà del viaggio di piacere. Dei gamberi, con una goccia di salsa verde; un bel piattone di crudo con una mousse di peperoni, accattivante ma soberrima; un opulento piatto di tagliolini di rustico spessore aggrappati al sugo di lumache di mare, veridico; un brodetto di pescatrice, slabbrato ma sincero.

E se chiedi “un assaggino” di fritto, perchè non ti puoi alzare senza fritto misto dell’Adriatico, piover sul tavolo una valanga di pesci e pescetti, molluschi e crostacei, belli croccanti e di varietà. Anche questa frittura senza fronzoli, fors’anche un po’ farfallona nella panatura e nella successiva asciugatura a favore di un’immediatezza e una franchezza che convince.

La voglia di trattoria è trasparente, e non manca la tentazione di leggerla vagamente retorica: ma la scelta appare sagace, contemporanea ed in linea con i tempi. Per tutta la satollanza – e un paio di bignè per dessert – ne spendi 50 circa, ma non cadrai vittima dell’inedia con uno o due piatti in meno. Servizio slacciato ma puntuale, di quell’informalità balneare che però non manca di visione d’insieme e scaltrezza sul cliente.

  • casa di mare - 01
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  • casa di mare - 02
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  • casa di mare - 03
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  • casa di mare - 04
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  • casa di mare - 05
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  • casa di mare - 06
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  • casa di mare - 07
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  • casa di mare - 08
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  • casa di mare - 14
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